MADE IN ITALY - IL MARCHIO JUVE RITORNA
La squadra titolare a Bari domenica prossima potrebbe avere due soli stranieri: un ideale ritorno agli anni di Trapattoni e della coppia Boniek-Platini. L’idea è affascinante: accentuare la tradizione italianista della Juve e, insieme, rinverdire la rosa. Ma può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Già il primo progetto Blanc, che intendeva seguire certe linee guida ispirate ai giovani di casa, non ha rispettato esattamente le attese. Perché se decidere di puntare sui talenti può apparire come un’efficace azione di marketing, più complicato è mettere in pratica le buone intenzioni conquistando poi risultati concreti, sul campo.
PROSPETTIVE — Il nuovo piano bianconero però si fonda su basi solide, non fosse altro perché almeno stavolta c’è la consapevolezza che il ritorno della squadra ai livelli d’eccellenza (leggi Inter) non sarà automatico. Bisogna procedere per gradi. E allora tutto ha un senso. La Juve ha rimesso ordine, ha notevolmente ridotto l’età media della formazione tipo, a conferma della volontà di puntare su inter preti nuovi, della necessità di voltare pagina dopo gli errori del più recente passato. Gli acquisti sono stati mirati e hanno tenuto conto di più valutazioni, niente decisioni precipitose, anzi, a costo di dover rinunciare agli obiettivi con maggior at trattiva (Dzeko). E alla fine, ipotizzando quella che sarà probabilmente la formazione tipo, ci si accorge che sono soltanto due gli stranieri che troveranno certamente spazio fin dall’inizio: l’irrinunciabile interprete di fascia destra (Krasic, peraltro appena arrivato) e l’indispensabile distributore di qualità in zona offensiva (Diego, peraltro non ancora del tutto ritirato dal mercato). Se poi gli ultimi rivoli di mercato porteranno in dote un altro volto nuovo co me Pazzini, ecco che il marchio dell’italianità risulterà ancora più accentuato.